Come riconoscere e prevenire i furbetti del "lavora gratis"

Ogni lavoro è fondato sull'incapacità.

L'incapacità può essere assoluta o relativa. L'incapacità assoluta riguarda l'assenza o l'estrema scarsità di determinate competenze. Esempio: per la gestione amministrativa della mia attività (tasse, scadenze ecc) devo rivolgermi a un commercialista in quanto io non possiedo competenze in questo campo.
L'incapacità relativa riguarda l'impossibilità (temporanea o permanente) o la non disponibilità in merito a certi compiti.
Esempio 1: anche il migliore dei chirurghi non può operare sé stesso e, in caso di bisogno, deve rivolgersi a un altro chirurgo. Esempio 2: una persona che tutta la settimana rimane fuori casa per lavoro per oltre dieci ore e che durante il weekend pensa a rilassarsi, può decidere di affidare la pulizia dell'appartamento a qualcuno che paga per questo. Esempio 3: per far stampare una rivista in modo professionale occorre rivolgersi a una tipografia.

Alcuni dei fattori che determinano l'incapacità relativa sono: vincoli esterni, tempo, mezzi di produzione.

Ecco quindi l'essenza del lavoro: qualcuno sa / vuole / può fare qualcosa che qualcun altro non sa / non vuole / non può fare. E, per farlo, viene pagato. Esatto! Proprio così! Pagato! Ma guarda un po' che roba!

Invece, e su questo i Social Media hanno un ruolo decisivo, si sta sempre più diffondendo la moda del "ehi, mi fai un favore?". Succede questo. Una persona, che magari conosci poco, sa che svolgi una certa attività lavorativa (e sottolineo lavorativa). Un giorno ti chiede se le fai un favore che implica proprio lo svolgimento delle tua attività, o di parte di essa. In altre parole, ti chiede se lavori gratis per lei.

Caso 1. "Sai, volevo fare un sito per promuovermi un po', ma non so da dove iniziare". Invii risposta esauriente: se puoi essere utile con consigli e informazioni ne sei ben contento! Risposta: "Ma sai, sono proprio negato". Frase che dà il via a una serie di altre frasi simpaticamente autodenigratorie, accompagnate da altrettanto simpatiche emoticons. Bene. Ci troviamo di fronte proprio a un caso da manuale...l'essenza del lavoro, ricordi?: tu sai fare qualcosa che l'altra persona non sa fare. Invece, no.

Il Furbetto del Primo Tipo ha due principali modalità di comportamento: manipolatorio o autopietistico. Comportamento manipolatorio: durante lo scambio di messaggi, ogni tanto butta lì un "Va davvero male, non ho un euro", "Se non ti prende troppo tempo", "Se vuoi", "Altro che crisi, questo è un buco nero". Insomma, fa capire che di pagare non ha la minima intenzione.

Comportamento autopietistico o del "se andava aveva le gambe": quando, alla fine, gli dici che per fare quel lavoro chiedi dei soldi, ti risponde che "Allora c'è stato un equivoco", "Soldi non ne ho davvero, posso darti [e cita qualcosa di cui a te non te ne frega un cazzo]", "Sono disoccupato / Non ho lavori" eccetera. E, in molti casi, realizzato che tutto questo non funziona, il furbetto non si fa più sentire.

Come identificare e affrontare i Furbetti del Primo Tipo. 1) L'individuo appartenente ai Furbetti del Primo Tipo non cerca consigli o informazioni: vuole che tu lavori per lui gratis. Quando dal dire (quello che sai) la richiesta passa al fare (quello che sai) allora sei in presenza di un Furbetto del Primo Tipo.

2) Con questo Furbetto è bene fargli subito sapere che tu lavori dietro adeguato compenso. Se inizia una contrattazione, significa che il Furbetto ci ha provato ("se andava aveva le gambe") ma che è comunque disposto a pagare, anche se dovrai essere bravo a calibrare le tue prestazioni alla sua quasi certamente limitata disponibilità a sborsare quattrini. In caso contrario, basta che tu gli abbia detto che lavori dietro pagamento per togliertelo dalle scatole.

Caso 2. In apparenza, il Furbetto del Secondo Tipo, non ti chiede di lavorare gratis per lui, ma solo degli innocenti consigli. Il fatto è che, guarda caso, parte della tua attività consiste nel fare formazione e consulenza proprio nell'ambito per il quale lui ti chiede consigli. E, mentre dare valore gratis è, secondo me, l'essenza stessa della comunicazione nel web (o perlomeno uno dei suoi pilastri), lavorare gratis è invece qualcosa da evitare assolutamente.

Vediamo quindi come distinguere tra una legittima richiesta di consigli e una disgustosa richiesta di consulenza gratuita.
"Ehi, ciao! Sai, ho un piccolo negozio di abbigliamento e attrezzi sportivi per la montagna, nel paese dove vivo. Ho aperto un blog ma non so come cambiare i colori e altre cose". Tu gli invii indicazioni precise in proposito, magari accompagnate da qualche screenshot e/o da qualche link ad articoli sul tema che ritieni ben fatti. Ecco allora che emerge la natura infima del Furbetto del Secondo Tipo! "Grazie, ma senti, ihihih, non potresti..." e, previa emoticon che sprigiona simpatia, ti spara una serie di richieste del tipo: quali colori vanno bene per il tipo di clienti che ho? Come posso fare delle sezioni con i vari articoli che vendo? Cosa devo fare per attirare visitatori al mio blog in modo che quando passano di qui entrino e comperino? Eccetera. Insomma, passa dalla richiesta di un consiglio generico, che poi starebbe a lui adattare alle sue esigenze, a una serie di richieste molto specifiche e approfondite per rispondere alla quali tu dovresi fare come minimo delle ricerche altrettanto specifiche sul negozio, il blog, i concorrenti eccetera.

Come identificare e affrontare i Furbetti del Secondo Tipo. 1)  L'individuo appartenente ai Furbetti del Secondo Tipo inizia con una legittima richiesta di consigli, per poi degenerare in una ridda di richieste molto specifiche relative alla sua specifica situazione, il rispondere alle quali comporterebbe una consulenza/formazione specifica.

2) Sta a te capire quando il Furbetto ti sta invitando a superare il confine tra la richiesta di consigli e la richiesta di una consulenza gratuita, ma di sicuro non avrai difficoltà in tal senso. Quando ciò accade, spiega al Furbetto che quella che ti sta chiedendo è una consulenza o una formazione vera e propria, che fa parte del tuo lavoro, ovvero di attività che svolgi dietro adeguato compenso. A questo punto succede quanto al punto 1, o contrattazione o...sparizione (del Furbetto).

Alla fine di questa analisi dei Furbetti del lavoro gratis, potresti obiettare: ma la buona fede? La cara, vecchia, innocente buona fede? Non pensi che qualcuno agisca come hai descritto non per fare il furbo e scroccarti lavoro gratis ma solo perché è in buona fede? Rispondo: no, non lo credo.

Ti faccio un esempio di esperienza comune. Entri in un negozio di abbigliamento. Vedi un maglione che ti piace. Chiedi all'addetta alla vendita: c'è azzurro invece che grigio? Avete una taglia in più? Eccetera. Oppure vedi il prezzo e, a seconda se sia per te alto o basso, ti dici: "Cavoli costa un bel po'" oppure "Ecco una bella occasione!". Però, in ogni caso, non dici (almeno spero...) all'addetta alla vendita o al proprietario del negozio: "Ehi, salve, mi fa un favore? Mi dà quel maglione?" sottintendendo "Senza che debba sborsare un centesimo".

Insomma, quando si tratta di lavoro esiste un livello base di consapevolezza che consiste proprio nel sapere che ci troviamo in una situazione che implica lo svolgimento di un'attività dietro compenso economico.
Quindi, nel caso dei Furbetti del Primi Tipo non c'è in alcun caso buona fede. Nel caso dei Furbetti del Secondo Tipo potrebbe, in teoria, esserci qualche caso di buona fede, ovvero di mancata percezione delle differenza tra chiedere un consiglio e chiedere una consulenza. Pur ammettendo ciò, io penso che questi casi, se mai esistono, siano molto rari, per due motivi.

1) La persona (non chiamamola Furbetta, per questa volta) sa benissimo quando sta cominciando a chiederti qualcosa che comporta da parte tua un impegno specifico, calibrato sulle sue altrettanto specifiche esigenze. Quindi almeno dovrebbe porsi  ed esplicitare il dubbio: ma gli sto chiedendo di lavorare per me?

2) Per esperienza personale, l'oltre 90% degli "equivoci" in questo tipo di richieste sono sempre a favore di chi equivoca. Cioè: oh, non sapevo che volessi essere pagato per lavorare.